MURANO

 

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 Divisa in nove isolette e attraversata da un ampio canale, Murano è l’isola del vetro soffiato: una tradizione tanto antica quanto attuale, che ha visto impegnate in questa affascinante lavorazione intere generazioni di vetrai.

"Murano" sembrerebbe derivare da "AMMURIANUM", nome dato all'isola dai suoi primi abitanti, che scapparono dalle città di Altino e di Oderzo per trovare rifugio al momento delle invasioni barbariche. Questo nome del tutto particolare deriverebbe da una "Porta Orione" della città di Altino, alla quale gli abitanti fuggiti avrebbero voluto rendere omaggio. Tuttavia, questa versione non trova conferma in dati storici precisi e rischia di confondersi in quel velo sottile, che spesso mescola leggende popolari a fatti realmente accaduti. 

Fino al X secolo, l'isola di Murano era nota per essere un importante centro commerciale e una città-porto e il suo benessere economico era sostenuto dalle saline, dai mulini ad acqua e dalla pesca.

La città, da sempre inserita nella Venezia marittima, ebbe una certa autonomia sino al 1171, quando fu unita al sestiere di Santa Croce. Dal 1275 fu invece retta da un proprio podestà; ebbe pure il privilegio di potersi dare delle leggi, garantite da un Maggior Consiglio formato da un discreto numero di nobili muranesi (circa cinquecento) e presieduto da un Podestà, e di coniare una propria moneta, l'Osella.

L'autonomia di Murano fu confermata sotto Napoleone, quando venne riconosciuta come comune autonomo, ma l'istituzione fu soppressa nel 1923, per confluire nel comune di Venezia.

 

IL VETRO DI MURANO

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L'affascinante storia del Vetro di Murano nasce nel 1291, quando si decise che le vetrerie di Venezia fossero trasferite a Murano. Questa decisione, che si rivelò ben presto importante per gli abitanti dell'isola di Murano, fu presa perché i forni dei laboratori a Venezia erano la causa principale di gravi incendi.

Concentrare tutte le vetrerie a Murano fu utile a Venezia per controllare l'attività dei mastri vetrai e per custodire quell'arte che l'aveva resa famosa in tutto il mondo. Gelosa della fama acquisita, Venezia obbligò i mastri vetrai a vivere sull'isola e impedì loro di lasciarla senza un permesso speciale.

Nonostante queste restrizioni, tuttavia, molti vetrai riuscirono a fuggire, portando con sé un bagaglio importante di esperienza e conoscenza artigianale ed esportando all'estero le loro celebri tecniche. La crisi più significativa che dovette affrontare il Vetro di Murano fu nel XV secolo, quando si cominciò la fabbricazione dei cristalli di Boemia. Venezia riuscì ad uscirne, grazie anche all'impiego del vetro di Murano per la realizzazione di lampadari, ancora oggi tra le opere più note ed apprezzate in vetro di Murano.

Nel 1602, il podestà, nel censire gli isolani, ricorse alla compilazione di un Libro d'Oro. L'iter per ottenere l'iscrizione era lungo e avveniva solamente mediante il consenso della Repubblica. Chi non risultava iscritto nel Libro non poteva lavorare in vetreria, non partecipava ai consigli e non usufruiva dei privilegi concessi ai cittadini muranesi.

Nel 1900, i maestri vetrai sono riusciti a seguire tendenze e mode artistiche moderne, concentrandosi ad una lavorazione del vetro di Murano perfezionata, pur rispettando la tradizione millenaria, che valorizza le opere in vetro di Murano in modo unico ed inimitabile.

LA LAVORAZIONE DEL VETRO DI MURANO

Il vetro è formato da silice, che diventa liquido con elevate temperature.

E' nel momento del passaggio tra lo stato liquido e quello solido che il vetro diventa morbido e malleabile, permettendo al vetraio di plasmarlo per creare opere uniche ed inimitabili.

L'esperienza acquisita nel tempo ha portato i mastri vetrai di Murano a scoprire che l'uso di diversi materiali durante la lavorazione fanno sì che il vetro modifichi il suo aspetto, creando degli effetti visivi singolari e suggestivi. E' questo il caso del sodio, ad esempio, che viene utilizzato dall'artigiano per rendere la superficie di vetro opaco, oppure del nitrato ed arsenico, che vengono impiegati, invece, per eliminare le bolle. Colori, tecniche e materiali variano a seconda del risultato che il vetraio sta cercando di raggiungere.

La lavorazione del vetro di Murano viene spesso distinta in due classi: prima lavorazione seconda lavorazione.

Rientrano nella prima lavorazione quei procedimenti che utilizzano la materia prima, ossia sabbia, soda ed altri composti, oppure il vetro grezzo, detto cotisso. Questi elementi vengono fusi in forni specializzati al fine di ottenere la miscela vitrea che successivamente viene lavorata.

Fanno parte, invece, della seconda lavorazione l'elaborazione a lume con l'utilizzo di bacchette di vetro, la vetrofusione e le lavorazioni "a freddo" quali la decorazione, l'incisione e la molatura.

PRIMA LAVORAZIONE

Avventurina
Con il termine "avventurina" si descrive un vetro inventato a Murano intorno al 1620 che presenta piccolissimi cristalli di rame avvolti nella massa. Il segreto della lavorazione dell'avventurina, detenuto nei secoli da pochi maestri vetrai, sta nell'aggiungere a fusione conclusa, appropriate quantità di materie prime come battitura di ferro, silicio metallico, carbone, fino a quando inizia a precipitare il rame metallico. L'omogeneità della distribuzione dei cristalli di rame caratterizza la qualità dell'avventurina. L'origine del termine avventurina prende nome dalla definizione data dal vetraio seicentesco Giovanni Darduin: "la si dimanda venturina, et con ragione, perché sortisse più per ventura che per scientia".

Cristallo
È definito "cristallo" il vetro incolore e trasparente, decolorato con biossido di manganese, ottenuto con materie prime depurate. Fin dai tempi del Medioevo il cristallo è considerato il più pregiato vetro muranese. Il segreto della sua qualità sta nelle purezza delle materie prime impiegate, nell'uso di decoloranti, nella preparazione della miscela vetrificabile e nella condotta della fusione. Nella metà del XV secolo i muranesi proposero un vetro puro e incolore, che per la prima volta nella storia venne chiamato cristallo e successivamente venne riprodotto in altri paesi europei. Il cristallo sodico risulta molto adatto alla produzione di oggetti soffiati particolarmente leggeri che richiedono lunghi tempi di lavorazione.

Filigrana
È un vetro ottenuto con una tecnica decorativa a caldo, che prevede l'utilizzo di bacchette contenenti fili lisci in "lattimo" o in vetro colorato.

Lattimo
Il lattimo è un vetro bianco opaco come il latte, l'invenzione è datata nel 1450 circa a Murano con lo scopo di imitare la porcellana cinese giunta a Venezia, utilizzando come opacizzanti calcina di piombo e stagno. Questi cristalli risultano tanto più omogenei quanto più è elevata la concentrazione di ossido di zinco nella miscela. Simile al lattimo, da un punto di vista estetico, è il vetro smalto a base di arseniato di piombo, utilizzato soprattutto nella lavorazione delle perle e della filigrana.

Soffiatura
La soffiatura intorno alla metà del I secolo a.C. fu una tecnica che rivoluzionò la produzione vetraria, rendendo rapida ed accessibile la produzione di contenitori in vetro favorendone la diffusione anche presso le classi più modeste. L'origine della soffiatura avvenne nell'area siro-palestinese, inizialmente non esisteva una vera e propria canna da soffio bensì una canna vitrea cava che veniva chiusa ad una estremità permettendo la modellazione in quella zona in forma di boccetta, mentre nell'altra estremità avveniva la soffiatura generata dal maestro vetraio. In un secondo tempo l'oggetto modellato veniva staccato dal resto della canna vitrea. L'introduzione di una canna metallica rese più agevole il lavoro del vetraio ed ampliò la gamma produttiva.

Sommerso
Il "sommerso" è una forma di arte del vetro di Murano che presenta strati di colori contrastanti, la tecnica prevede l'immersione di un soffiato di grosso spessore nel crogiolo contenente del vetro trasparente di altro colore ed egualmente di ampio spessore. La sovrapposizione di spessi vitrei trasparenti permette di ottenere particolari effetti cromatici. Questo processo è una tecnica popolare per i vasi, ed è talvolta usato per le sculture.


SECONDA LAVORAZIONE

Conterie
Le "conterie" sono perline di vetro arrotondate o a spigolo vivo, ottenute con la lavorazione a "lume" sezionando tubicini forati tirati in fornace per una decina di metri. La canna vitrea non forata viene ammorbidita dal calore del fuoco che fuoriesce da un cannello, successivamente viene avvolta intorno a un tubicino metallico che conferisce alla perla la forma desiderata e infine decorata con l'utilizzo di vetro policromo.

Decorato a smalto
La tecnica del vetro decorato a smalto prevede l'utilizzo di composti colorati ottenuti con polveri di vetri bassofondenti opachi e trasparenti finemente macinati, applicati a pennello sulla superficie del vetro per realizzare un decoro che può assumere sagome astratte, vegetali o figurative. L'oggetto decorato viene successivamente sottoposto ad un ciclo termico che non supera i 500 °C, in questo modo il vetro applicato a pennello, rammollendo, aderisce in maniera permanente alla superficie del vetro di supporto.

Millefiori
Con "millefiori" viene definita una canna forata o non forata che presenta al suo interno diversi strati vitrei concentrici di vario colore e forma, solitamente a fiore o a stella. L'elaborazione prevede come prima fase l'uso di stampi aperti che imprimono di volta in volta le diverse sagome a seconda di ciascun strato di diverso colore e successivamente la tiratura della canna lungo decine di metri. Un particolare tipo di canna millefiori è la rosetta, che risale al XV secolo caratterizzata da motivi a stella in vetro bianco, rosso e blu, a strati alterni. La canna millefiori viene generalmente tagliata in sezioni denominatemurrine. I segmenti ottenuti da una canna forata, dopo essere stati molati, possono diventare delle perle. Mentre le sezioni non forate possono essere accostate e fuse al calore del forno così da confezionare piatti o ciotole e se fuse al fondo di una piccola massa emisferica di cristallo, dei pressacarte o presse-papier.

Molatura
La molatura è una tecnica, rimasta inalterata per molti anni, che permette di scavare il vetro e si effettua in diverse fasi. La prima fase prevede l'utilizzo di una ruota molto grezza costituita da carburo di silicio a grana "80", la seconda fase consiste nell'aggiustare l'incisione eseguita precedentemente con una ruota, sempre in carburo di silicio, ma di grana più fine "220", nella terza fase si agisce con la moltaura e la lisciatura dell'incisione attraverso l'impiego di una ruota in pietra arenaria naturale. Nella quarta ed ultima fase l'oggetto viene ripassato con una ruota in sughero impregnata da un impasto composto da pietra pomice ed acqua con lo scopo di lucidare l'incisione. A lavoro compiuto si procede a pulire e rendere l'oggetto brillante con una ruota di panno bagnata di ossido di cerio e acqua.

Specchio
Le origini dello specchio veneziano risalgono al Rinascimento. La lavorazione dello specchio si basa su una lastra di vetro, con una parte rivestita di alluminio o argento, che produce una immagine per riflessione delle figure che compaiono di fronte ad essa. Solo tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII vi fu la diffusione degli specchi di vetro con un rivestimento metallico e, col Rinascimento, Venezia e Norimberga diventarono dei rinomati centri per la produzione di tali oggetti. Nel XVI secolo il sistema più diffuso per rendere specchiata una superficie vitrea consisteva nell'applicare un sottile strato di metallo riflettente, spesso una lega (amalgama) di mercurio e stagno. Successivamente nel 1835 Justus von Liebig scoprì il processo chimico di rivestimento del vetro con argento ciò dette origine alle tecniche di produzione degli specchi odierne. Il procedimento consiste nello spruzzare, sotto vuoto, un sottile strato di alluminio o argento sulla parte inferiore della lastra di vetro ed attendere la reazione per elettrolisi. Lo strato metallico deposto sul lato opposto a quello riflettente viene ricoperto da una vernice a scopo protettivo.

Vetro fusione
È una tecnica antichissima, in cui rientra anche il vetro mosaico. Sezioni di vetro di diverso colore vengono accostate su una piastra di fibra ceramica e fuse in un forno elettrico in modo da ottenere un tessuto vitreo multicolore detto vetro mosaico o murrina. Sulla lastra vengono disposti lacerti o granuli di vetro di diverso colore che si fondono con il supporto vitreo di base. L'operazione può essere ripetuta più volte sovrapponendo i colori e creando un decoro tridimensionale.

Vetro murrino
Il vetro murrino è una tecnica tra le più antiche, si tratta di una seconda lavorazione che consiste in una piastra vitrea composta saldando con il calore tessere in vetro di diverso colore sezionate da canne policrome, la piastra in seguito viene modellata con l'utilizzo di uno stampo in argilla refrattaria e può essere ulteriormente modificata anche prendendo forma di vaso.